Uno studio pubblicato sul giornale scientifico online BMC Medicine racconta di un nuovo trattamento che potrebbe portare delle importanti novità nella cura dei pazienti colpiti da diabete di tipo 1, una malattia autoimmune che attacca le cellule che producono insulina nel pancreas. I malati di diabete di tipo 1, quando il corpo non produce o riduce la produzione di insulina, devono costantemente sopperire con iniezioni della sostanza per sopravvivere. Uno degli autori della ricerca, il dottor Yong Zhao, assistente nel dipartimento di Endocrinologia dell’Università dell’Illinois a Chicago, spiega come attraverso il controllo del processo autoimmune è possibile teoricamente invertire il comportamento della malattia. Il campione di pazienti su cui sono avvenuti gli studi è composto da quindici cinesi tra i 15 e i 41 anni che hanno avuto cenni del diabete di tipo 1 da almeno 9 anni: sei di questi presentavano una ridotta produzione di insulina, in altri sei la produzione della sostanza era totalmente assente; altri tre hanno funzionato da gruppo di controllo.
Il team ha raccolto il sangue dai pazienti e ne ha isolato le cellule del sistema immunitario, i linfociti. Questi sono stati messi in contatto con le cellule staminali ottenute da un cordone ombelicale di un donatore esterno e poi iniettati in un secondo momento di nuovo nei pazienti. I linfociti sembravano avere imparato nuovamente la loro funzione originaria. Nei pazienti che avevano ancora attività immunitaria, nel corso delle 12 settimane successive, la dose di insulina necessaria è scesa del 39 per cento, mentre nel secondo gruppo è scesa del 25 per cento, che significa che i pazienti hanno ricominciato a produrre insulina. Anche se i risultati sono ancora da confermare e lo studio deve essere applicato su altre varianti della malattia, il trattamento appare sicuro e privo di effetti secondari.
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