USA, poca informazione sulla destinazione degli embrioni per la ricerca sulle staminali

Un’analisi del governo federale degli Stati Uniti ha portato alla scoperta di una serie di problemi legati alle informazioni date dalle cliniche rispetto alla destinazione degli embrioni ottenuti dagli ovuli dei donatori.

Gli istituti infatti, spesso non informano nella maniera più adeguata le donne che donano. Il problema appare di grande importanza perché negli Stati Uniti d’America, come del resto in Europa, la ricerca sulle cellule staminali derivanti da un embrione è vista come molto controversa e circa un terzo degli americani si oppone strenuamente alla libertà di studio su questi elementi.

Il rapporto governativo evidenzia come su cento cliniche della fertilità esaminate, due addirittura non posseggono un modulo di autorizzazione per la ricerca da far riempire alle donne che si presentano per donare i propri ovuli. Una buona percentuale delle cliniche che hanno i moduli di autorizzazione, che spiega come gli embrioni in eccesso saranno usati per la ricerca, non spiega alle loro pazienti di cosa si tratta. Solo tre, sulle trentotto cliniche che andranno a fare ricerca specificatamente sulle cellule staminali, spiegano ai loro clienti il futuro dei loro ovuli.

Le persone che donano a questo tipo di cliniche possono farlo per denaro o per una scelta volontaria. Mentre per il primo gruppo di donne un’informazione del genere non dovrebbe comportare un ripensamento, chi permette l’estrazione degli ovuli come trattamento per il proprio percorso di concepimento potrebbe essere contrario ad utilizzare gli embrioni in eccesso per la ricerca, in particolare per lo studio dello sviluppo delle cellule staminali.

Il rapporto mette in evidenza la disparità di trattamento all’interno di tutto il parco di cliniche che si occupa di questi argomenti. Per ora non esiste una legge federale che regoli le informative, i permessi e i compensi per la donazione degli ovuli.

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